Ecco dove si trovano le diossine

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Le diossine hanno un elevato peso molecolare (motivo per cui tendono ad accumularsi nel terreno) e sono una sostanza liofila (ovvero solubile nei grassi). Insieme ad altri dodici inquinanti chimici, le diossine (PCB in testa) sono detti “inquinati organici persistenti”, perché resistono alla degradazione biologica naturale accumulandosi nei tessuti e negli organi degli organismi viventi. Sono quindi composti che di bio-accumulano nell’ambiente, risalendo la catena alimentare (si accumulano maggiormente nei tessuti e negli organi degli animali rispetto a quelli dei vegetali). La contaminazione di diossine è massima in cima alla piramide della catena alimentare: foche, balene, orsi polari, orche, ma anche predatori come l’aquila, rischiano l’estinzione anche a causa di alcune diossine, in particolare PCB. La contaminazione nell’uomo avviene prevalentemente tramite l’alimentazione.

Il pesce di acqua dolce (negli Stati Uniti) è l’alimento che apporta il maggior quantitativo di diossine per chilogrammo (1,73 ng/kg TEQ), seguito dal burro (1,12 ng/kg), mentre una dieta vegana (0,09 ng/kg) rappresenterebbe il modo migliore per limitare al massimo la contaminazione di diossine nel proprio corpo.

Il TCDD (2,3,7,8-Tetraclorodibenzo-P-diossina) è la più nota e fra le più pericolose delle diossine e l’emivita (ovvero il numero di anni che rimane nell’organismo) nell’uomo varia dai 5,8 agli 11,3 anni, a seconda del metabolismo e di altre caratteristiche peculiari dell’individuo (Olson, J. R. 1994. Pharmacokinetics of dioxin and related chemicals. In Dioxins and Health. A. Schecter, ed. New York, NY: Plenum Press. p. 163-167).

 

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Cina, Giappone e Corea consumano la metà di tutto il pesce pescato nel nostro pianeta

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Il Sud America (con un surplus netto pari a 9,80 milioni di tonnellate, ovvero il 162% dei consumi interni), i paesi del Sud-Est asiatico (con 2,62 milioni di tonnellate di surplus, pari al 10% dei consumi interni) e l’Europa Settentrionale (con 1,8 milioni di tonnellate di esportazioni nette, pari al 33% del fabbisogno interno) sono i maggiori esportatori netti di pesce e frutti di mare, mentre l’Asia Orientale (Cina, Giappone e Corea) – che da sola consuma il 47% di tutto il pesce consumato nel nostro pianeta – è il principale importatore netto, con un deficit pari a 9,8 milioni di tonnellate (ed una dipendenza dall’estero pari al 12% dei consumi interni).

Seguono i paesi dell’Europa Meridionale, che hanno ricorso ad importazioni nette di pesce e frutti di mare per 3,7 milioni di tonnellate (ovvero il 63% del fabbisogno interno), l’Europa Occidentale, con 3 milioni di tonnellate di import netto (ed una dipendenza dall’estero pari al 65% dei consumi interni), il Nord America, con un deficit di 2,54 milioni di tonnellate (ovvero il 28% del fabbisogno interno) ed infine l’Africa Occidentale, con 2,3 milioni di tonnellate di deficit (pari al 51% dei consumi interni).

 

Cina, Giappone e Corea consumano la metà di tutto il pesce consumato mondialmente

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Cinque paesi (Cina, Giappone, le due Coree e la Mongolia), consumano quasi la metà di tutto il pesce consumato globalmente (per l’esattezza il 47%) e sono inoltre i paesi che hanno maggiormente contribuito  all’aumento dei consumi mondiali di pesce, con una quota pari al 45% dell’incremento annuo dei consumi globali di pesce e frutti (ovvero 16 milioni di tonnellate), registrato tra il 2000 ed il 2009.

I paesi dell’Asia Meridionale e del Sud-Est asiatico, con una quota pari al 22% del consumo globale di pesce e frutti di mare, tra il 2000 ed il 2009 hanno visto incrementare il proprio consumo annuo di pesce e frutti di mare del 52% (ovvero per un importo pari a 13 milioni di tonnellate). Anche se pesano solamente il 5% dei consumi globali di pesce e frutti di mare, i paesi dell’Africa Sub-Sahariana sono quelli che hanno visto maggiormente incrementare il consumo annuo di pesce e frutti di mare nei primi nove anni del nuovo millennio, registrando un aumento del +54% (principalmente dovuto al forte aumento demografico registratosi in questa regione).

Anche in questo caso, le tre regioni più ricche hanno visto accrescere di una modesta percentuale (+3%) il proprio consumo annuo di pesce e frutti di mare dal 2000 al 2009.

Nel consumo mondiale di pesce e frutti di mare, quelli provenienti da allevamenti sono in aumento, ed hanno visto incrementare la propria quota sul totale dall’8% del 2000 all’11% del 2009. Pesci e frutti di mare allevati provengono prevalentemente dai paesi asiatici (il 71% dall’Asia Orientale ed il 25% dall’Asia Meridionale e dal Sud-Est asiatico).