Aumenta la resa, ma diminuisce la superficie destinata alla coltivazione dei cereali

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La superficie mondiale destinata alla produzione di cereali è iniziata a diminuire a partire dall’inizio degli anni Ottanta (il picco venne raggiunto nel 1981, con 726,5 milioni di ettari coltivati a cereali), anche se poi è rincominciata ad aumentare con l’inizio del nuovo millennio (in particolare dal 2002), ma senza raggiungere il picco dell’estensione mondiale del 1981 (nel 2008 sono stati raggiunti i 710,5 milioni di ettari coltivati a cereali).

 

La resa per ettaro dei cereali è costantemente aumentata nel periodo considerato, in parte per il fatto che è via via aumentato il peso del mais rispetto agli altri cereali (che ha una resa maggiore) e in parte perché l’agricoltura industriale, fondata su un enorme utilizzo di energia (a causa della meccanizzazione e dell’impiego di fertilizzanti chimici, oltre che di pesticidi, erbicidi e insetticidi) ha aumentato le rese. C’è poi da considerare i continui miglioramenti sul fronte delle infrastrutture che permettono una migliore irrigazione dei campi.

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La contaminazione dell’acqua con inquinanti chimici mette a rischio la salute umana

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La contaminazione dell’acqua con sostanze chimiche dannose per la salute umana può avvenire sia per cause naturali (ad esempio tramite la presenza di arsenico nell’acqua potabile), che per cause legate all’attività dell’uomo (ad esempio con la presenza nell’acqua di pesticidi, rifiuti industriali, quali piombo, cromo o mercurio e via dicendo).

Queste sostanze inquinanti che hanno contaminato l’acqua, entrano nell’organismo umano attraverso il consumo diretto (per cucinare o per bere) ed indiretto (tramite il cibo) dell’acqua contaminata e possono provocare danni permanenti al cervello – in particolare al sistema neurologico –, ma anche al sangue, ai reni e ai polmoni.

L’assunzione di acqua contaminata con l’arsenico porta al malfunzionamento degli organi interni ed aumentano il rischio di contrarre tumori, mentre secondo le Nazioni Unite, nel mondo, 130 milioni di persone consumano acqua con livelli di arsenico superiori alla soglia massima stabilita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (vedi http://www.unwater.org).

Gli inquinanti chimici dell’acqua che maggiormente minacciano la popolazione sono piombo, mercurio, cromo, arsenico, pesticidi e radionuclidi (utilizzati nella radio-chimica e nella chimica nucleare). Sono infatti molte le persone che vivono in luoghi dove l’acqua utilizzata per gli usi civici è inquinata (anche se questi sono dati approssimati per difetto perché soprattutto nei paesi non ancora sviluppati non sono state effettuate sufficienti analisi).

Esistono ancora ampi margini di sfruttamento per le falde acquifere (non contaminate)

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Una delle possibili risposte ai problemi legati alla scarsità d’acqua è rappresentata da un maggior sfruttamento (dove è ancora possibile) delle falde acquifere. Le falde acquifere sono diffuse abbastanza uniformemente in tutte le regioni del nostro pianeta e questo ha permesso che sorgessero insediamenti umani, anche importanti, in regioni aride e senza acqua (come in molte zone del Medio Oriente).

In molte regioni, secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite[1], la quantità d’acqua delle falde freatiche potrebbe risolvere molti dei problemi legati alla mancanza d’acqua. Infatti, solo una piccola parte dell’acqua che viene prelevata ogni anno proviene dalle falde acquifere (il 26% del totale), con la conseguenza che in molte regioni esiste effettivamente un buon margine di sfruttamento dell’acqua sotterranea. Nell’America Centrale e Caraibica i maggiori margini di sfruttamento, mentre è l’Asia il continente dove le falde freatiche sono maggiormente sfruttate (il 30% dell’acqua utilizzata nel continente proviene da sotto terra).

Per contro, c’è da sottolineare che la qualità e la quantità di acqua proveniente dalla falde acquifere che sarà effettivamente sfruttabile è in diminuzione, a causa della crescente contaminazione con sostanze inquinanti provenienti dall’attività dell’uomo (dai pesticidi ai metalli pesanti, passando per i rifiuti radioattivi).


[1] Managing Water under Uncertainty and Risk. The United Nations World Water Development Report 4 (2012). Vedi http://www.unwater.org

La contaminazione con le diossine avviene principalmente tramite l’alimentazione

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Ogni giorno, in media, un abitante dei paesi ricchi (in questo caso degli Stati Uniti) assorbe 119,7 pg di TEQ (ovvero una misura di equivalenza tossica per tutte le varie tossine, calcolata in termini del 2,3,7,8-TCDD, ovvero la diossina più tossica in assoluto).

La comunità scientifica ha appurato che inquinanti organici persistenti – cioè che si bioaccumulano nella catena alimentare, perché in grado di resistere alla degradazione biologica naturale – come le diossine sono responsabili di tutta una serie di malattie “moderne”, quali tumori, diabete, malattie cardiocircolatorie, disfunzioni della tiroide, epatite, eccetera. Si trovano principalmente nei pesticidi, negli erbicidi, negli insetticidi, ma anche nei fumi e nelle polveri degli inceneritori o nei rifiuti del processo di sbiancamento della carta.

L’alimentazione rimane comunque la fonte principale di contaminazione delle diossine con l’uomo. I prodotti di derivazione animale (carne, uova e latticini) sono i principali veicoli di contaminazione, a causa delle pratiche dell’agricoltura industriale e la contaminazione di suolo ed acqua con i rifiuti industriali.