I paesi ricchi investono di più in ricerca, ma la Cina continua ad aumentare il peso della spesa in R&S

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L’incidenza della spesa in ricerca e sviluppo (pre-requisito per avere una ricerca tecnologica efficace in grado di migliorare la competitività e quindi garantire la crescita di lungo termine per un paese) per alcuni dei principali paesi.

Come si può notare, l’attività di ricerca e sviluppo acquisisce una grande importanza nei paesi con un reddito alto (Giappone, USA, Unione Europea), che investono oltre l’1,5% del proprio reddito in ricerca e sviluppo. Da notare la crescente importanza che per la Cina ha assunto la spesa in ricerca e sviluppo a partire dalla fine degli anni Novanta: con una crescita del pil di circa 10 punti percentuali all’anno, la Cina è riuscita ad investire in ricerca una quota sempre maggiore di risorse, pari all’1,44% nel 2007 (gli ultimi dati disponibili).

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Il diverso impatto ambientale che la crescita ha nei paesi ricchi, emergenti o poveri

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In media, per ogni 10 dollari di PIL mondiale vengono emessi 4,94 kg di CO2 nell’atmosfera.

I paesi a reddito medio-alto sono quelli la cui crescita ha il maggiore impatto ambientale: vengono infatti emesse 6,59 kg di CO2 nell’atmosfera (in Cina sono 9,30 kg), l’86% in più dei paesi a reddito alto (in cui i servizi pesano di più nell’economia), che nel 2008 hanno rilasciato 3,54 kg di CO2 per ogni 10 dollari di PIL. I paesi a reddito medio-basso hanno un impatto ambientale della propria economia comunque maggiore di quello dei paesi ricchi (vengono rilasciati 5,24 kg di CO2 per ogni 10 dollari di PIL).

Sono i paesi più poveri a presentare il più basso impatto ambientale per la loro economia: per ogni 10 dollari di pil rilasciano 2,70 kg di CO2 nell’atmosfera, ovvero il 44% in meno della media mondiale.

Il fatto che i paesi ricchi abbiano più basse emissioni di CO2 rispetto ai paesi in a reddito medio-alto e a reddito medio-basso dipende principalmente dal fatto che hanno un’economia in cui il peso percentuale dell’industria è più basso (anche se non dal punto di vista assoluto), come dimostrano le basse emissioni per ogni 10 dollari di PIL dei paesi più poveri, per cui un’agricoltura, spesso di sussistenza, occupa ancora una parte importante dell’economia.

Cresce sempre di più il peso dei mercati azionari nell’economia mondiale

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Il peso del mercato azionario sull’economia mondiale è aumentato considerevolmente dalla metà degli anni Novanta, passando da valori intorno al 50% – 60% del PIL, a percentuali ben oltre il 100% dell’intera produzione di beni e servizi mondiale intorno al 2000. I paesi a reddito alto (“High Income”) “muovono” la media mondiale, proprio perché la maggior parte delle società quotate si trovano nei paesi ricchi.

Da notare l’aumento dell’importanza del mercato azionario nei paesi in via di sviluppo (paesi a reddito medio-alto, ovvero “Upper middle income” e medio-basso, ovvero “Lower middle income”) dopo il 2003, in linea con la grande crescita economica degli emergenti negli ultimi dieci anni.

Gli USA il paese più indebitato all’estero, il Giappone il più grande creditore internazionale

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Considerando i flussi monetari internazionali, gli Stati Uniti sono il paese con il maggior indebitamento netto con l’estero, pari a 3.072 miliardi di dollari (nel 2010 gli USA avevano un totale di attività all’estero pari a 15.284 miliardi di dollari e un totale di passività con l’estero pari a 18.356 miliardi di dollari). Seguono Spagna, Australia, Brasile e Italia.

Il Giappone è invece il più grande creditore internazionale, con una posizione netta con l’estero positiva per 3.010 miliardi di dollari (6.759 miliardi di attività con l’estero contro 3.748 miliardi di dollari di passività). Il Giappone è un creditore netto con l’estero nonostante l’alto debito pubblico (oltre il 220% del PIL), ma questo dipende dal fatto che il proprio debito è detenuto da risparmiatori locali. Seguono Cina, Germania e Arabia Saudita.

Gli Stati Uniti sono il più grande investitore all’estero, con attività pari a 15.284 miliardi di dollari, seguito dal Regno Unito, con 10.943 miliardi di dollari e la Germania, con 7.323 miliardi di dollari. Dal 2000, i paesi emergenti con un alto tasso di risparmio (Cina ed altri paesi asiatici, ma anche esportatori di petrolio) hanno accresciuto i propri investimenti esteri ad una velocità doppia rispetto ai paesi sviluppati.

I paesi ricchi sono anche quelli con il più alto debito pubblico

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Nel 2010 il debito pubblico mondiale è arrivato alla cifra di 41.100 miliardi di dollari, ovvero pari al 69% del PIL mondiale. Nel 2000 il debito pubblico era pari a 16.500 miliardi di dollari, ovvero il 46% del valore dell’economia del globo, per cui abbiamo assistito ad una grande crescita dell’indebitamento degli stati. Solo tra il 2008 ed il 2010, il debito pubblico globale è aumentato di 9.400 miliardi di dollari (ovvero di 13 punti percentuali rispetto al PIL).

I paesi sviluppati (Giappone, Stati Uniti e Europa Occidentale) sono quelli che si sono più indebitati a seguito della crisi dei mutui sub-prime e il fallimento di Lehman Brothers nel 2008.

Gli ultimi 30 anni hanno registrato l’esplosione del credito bancario delle economie mature

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Nei paesi sviluppati (ad alto reddito come USA ed Europa, cioé quelli della linea blu) il credito bancario è molto sviluppato rispetto all’economia (oltre il 200% del PIL nel 2010) e negli ultimi 30 anni è raddoppiata la percentuale  rispetto al PIL (che a sua volta è aumentato del 119% dal 1980 al 2010).

Si può notare un notevole incremento del credito bancario anche nei paesi a reddito medio-alto (quelli con la linea rossa), che hanno visto raddoppiare il credito bancario, passato dal 50% al 100% del proprio PIL negli ultimi 30 anni (tra questi paesi troviamo paesi come la Cina o il Brasile). Più scarsa l’incidenza del credito bancario nelle economie dei paesi più poveri.

Negli ultimi 40 anni abbiamo assistito al rallentamento della crescita del PIL e della popolazione mondiale

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Dal 1970 al 2010, il tasso di crescita del PIL mondiale si è (quasi) sempre mantenuto al di sopra del tasso di crescita della popolazione, indicando quindi un aumento della produzione aggregata (e quindi della ricchezza) maggiore rispetto a quello della popolazione. Si può però anche notare un trend discendente per entrambe le variabili considerate; la crescita media della popolazione è passata dal 2% del 1970 all’1% circa del 2010 (dimezzata in quarant’anni), così come di può scorgere un trend decrescente del PIL, che dal 1970 ha iniziato a rallentare la propria crescita a livello globale.

Il rallentamento dei tassi di crescita del pil mondiale è un processo iniziato dagli anni Settanta e dovuto ad una serie di cause, fra cui l’andamento decrescente dei benefici dovuti all’aumento della produttività apportato dalle tecnologie della II Rivoluzione Industriale (energia elettrica, automobile, telefono) e gli alti costi delle materie prime (in particolare del petrolio, con i due shock petroliferi degli anni Settanta).

 

La regione dell’Asia Orientale e del Pacifico è quella che conta di più (per popolazione e PIL)

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La macro-regione “Pacifico ed Asia dell’Est” (fra cui Giappone, Australia, Corea, Cina, Indonesia, eccetera) è la regione più importante sia per quanto riguarda la produzione aggregata (PIL) del nostro pianeta, che per la popolazione, anche se esiste ancora una sproporzione fra popolazione (pari al 32,18% del pianeta) e PIL (28% del totale).

“Europa ed Asia Centrale” (Europa e paesi ex-URSS) e “Nord America”, sono le due macro-regioni con la maggior ricchezza pro-capite, con la prima che con il 13,01% della popolazione possiede una fetta del PIL mondiale pari a quasi 1/3 (27%), mentre la seconda, con solalamente il 5,02% della popolazione detiene il 21% del reddito mondiale.

Asia del Sud” (India, Pakistan, Bangladesh, eccetera) e “Africa Sub-Shariana” sono le regioni più povere (in rapporto alla popolazione), infatti, la prima con il 23,09% della popolazione pesa per il 7% dell’economia mondiale, mentre alla seconda, con il 12,49% della popolazione mondiale spetta la quota di reddito più misero, pari al 3% del totale.

Meno di 1/6 della popolazione mondiale detiene più della metà del reddito mondiale

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La Banca Mondiale divide i 193 stati del nostro pianeta in quattro gruppi a seconda del reddito pro-capite (in questo caso del prodotto nazionale pro capite): paesi a reddito alto, ovvero i paesi con un reddito annuo maggiore o uguale a 12.276 dollari, paesi a reddito medio-alto, ovvero i paesi con un reddito fra 3.976 e 12.275 dollari, paesi a reddito medio-basso, ovvero i paesi con un reddito fra 1.006 e 3.975 dollari ed infine paesi a reddito basso, ovvero quelli con un reddito uguale o inferiore a 1.005 dollari.

I paesi ad alto reddito rappresentano – in termini di pil PPA costante del 2005 – quasi la metà (cioè il 48%) del contributo alla crescita del PIL annuo mondiale nel periodo che va dal 1980 al 2010. Seguono i paesi a reddito medio-alto (tra cui la Cina), con una quota pari al 36% del maggior valore della produzione creato nel 2010 rispetto al 1980. I paesi a reddito medio-basso (tra cui l’India) hanno invece contribuito al 14% dell’incremento del PIL annuo mondiale nel periodo considerato ed infine quelli a basso reddito per l’1% .

I paesi a reddito alto rappresentano il 55,19% del PIL mondiale del 2010 (con il 16,57% della popolazione), quelli a reddito medio-alto il 31,61% (ed il 36% della popolazione), quelli a reddito medio-basso l’11,92% (ed il 35,90% della popolazione ed infine quelli a reddito basso l’1,35% (e l’11,53% della popolazione mondiale).

Non si tratta certo di una distribuzione egualitaria della ricchezza materiale prodotta globalmente.

Le dieci aziende più capitalizzate al mondo valgono quanto il PIL tedesco

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A marzo 2012, secondo il Financial Times, la società più capitalizzata al mondo (fra quelle quotate sui mercati finanziari) era l’americana Apple, con un valore pari a 559 miliardi di dollari (più di tutta l’economia sudafricana o belga), seguita da Exxon Mobil, con una capitalizzazione di mercato paria a 409 miliardi di dollari e PetroChina, con un valore di mercato pari a 279 miliardi di dollari.

Le prime dieci aziende del nostro pianeta valgono 2.863 miliardi di dollari, quasi quanto tutti i beni ed i servizi prodotti dagli 82 milioni di tedeschi. Il settore energetico è quello più rappresentato fra le prime dieci aziende del mondo (con Exxon Mobil, PetroChina, Royal Dutch Shell e Chevron).

La classifica delle prime dieci aziende al mondo per capitalizzazione serve a farci riflettere sul peso che una singola azienda può avere nell’economia mondiale, un peso e un’importanza maggiore di quello dell’intero prodotto interno lordo di alcuni fra i più importanti paesi.