Sudamerica, Africa Sub-Sahariana, Cina, Russia e USA: ecco dove ci sono le più grandi disuguaglianze

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Per capire il livello di disuguaglianza all’interno di un paese, si considera la distribuzione (percentuale) del reddito di un paese fra la popolazione, che viene divisa in un certo numero di quantili, cioè parti uguali. Quando una piccola parte della popolazione possiede una parte molto consistente del reddito di quel paese, vi sarà molta iniquità, quando invece il reddito viene distribuito fra la popolazione in modo piuttosto omogeneo, vi sarà equità.

Dalla distribuzione del reddito interno del campione dei venti paesi considerati, emerge che i paesi del Sudamerica, dell’Africa Sub-Sahariana, la Cina, il Qatar, la Russia, la Turchia e gli Stati Uniti, presentano le maggiori disuguaglianze interne, con l’indice Gini sopra quota 40.

E’ il Sud Africa il paese con la maggior iniquità interna (fra i 21 considerati), con il 10% della popolazione più ricca che possiede quasi il 60% del reddito prodotto dal paese (nel 2006), mentre il 10% più povero si deve accontentare di solo l’1,07% del reddito prodotto. Anche in Cina (ricordiamo, paese ufficialmente comunista), le disuguaglianze interne rimangono comunque alte: il 10% più ricco possiede il 31,4% del reddito, quello più povero il 2,37%. Gli Stati Uniti – il paese più ricco al mondo -, presentano contrasti interni piuttosto alti: ha un indice Gini pari a 40,81 ed il 10% più ricco detiene quasi un terzo del reddito prodotto dagli Usa, mentre a quello più povero spetta l’1,88% del pil americano (dati del 2000).

Dal campione analizzato, paesi caratterizzati da una buona equità sociale sono invece quelli europei (la Germania ha un indice Gini pari a 28,31, l’Italia al 36,03, la Polonia 34,21, la Spagna al 34,66), alcuni del Medio Oriente e Nord Africa (l’Egitto ha un indice Gini pari a 32,14, l’Iran pari a 38,28), l’Asia Meridionale (l’indice Gini dell’India è 36,8, quello del Pakistan 32,74) e l’Indonesia, con un indice Gini pari a 36,76.

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Andamento della mortalità infantile negli ultimi ciquant’anni

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La diminuzione della mortalità infantile nei primi mesi di vita, registrato dal 1960 al 2010 in tutte le regioni del pianeta, dipende da migliori condizioni igieniche, un’alimentazione adeguata nei primi anni di vita, un sistema sanitario efficiente e soprattutto la garanzia dell’accesso ad acqua non contaminata.

I paesi a reddito alto hanno una mortalità infantile inferiore all’1%, quelli a reddito medio alto al di sotto del 2%, mentre quelli a reddito medio-basso del 5% circa e quelli a reddito basso del 7% circa (in prevelenza paesi africani).

Nonostante tutti i proclami, la globalizzazione ha fatto aumentare il numero di poveri

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Nel 2005 (ultimo dato disponibile alla stesura del libro), 2,55 miliardi di persone vivevano ancora con meno di 2 dollari al giorno (sotto quindi ogni soglia di povertà), ovvero il 40% della popolazione mondiale vive in condizioni di povertà estrema.

Di questi, la maggior parte si trova in Asia Meridionale (1,09 miliardi, ovvero il 43% dei poverissimi nel mondo), seguita da Pacifico ed Asia Orientale (con 732 milioni, ovvero il 29% del totale) ed Africa Sub-Sahariana (con 550 milioni, ovvero il 22% della popolazione che vive con meno di 2 dollari al giorno).

Dal 1981 al 2005, il numero di persone che nel nostro pianeta vivono con meno di 2 dollari al giorno è aumentato di 19 milioni (per cui si può affermare che dal 1981 al 2005 la povertà non è affatto diminuita), anche se questo dato potrebbe essere molto più grande (nel 1999 c’erano 2,87 miliardi di “poverissimi” nel mondo) se a partire dal nuovo millennio non ci fosse stata la grande crescita economica della Cina (dai 971 milioni di “poverissimi” del 1981 ai 473 milioni del 2005) e delle economie dell’Asia Orientale (dal 1981 al 2005 i paesi del Pacifico e dell’Asia Orientale –  compresa la Cina – hanno visto diminuire del 43% il numero di persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno).

Nel periodo considerato, l’Africa Sub-Sahariana si ritrova con una popolazione di “poverissimi” cresciuta del’87%, l’Asia Meridionale del 37%, l’Europa ed i paesi dell’Asia Centrale del 17%, il Medio Oriente ed il Nord Africa del 13%, l’America Latina e Caraibica del 5%, anche se anche in questo caso, almeno per i paesi dell’Europa e dell’Asia Centrale, come per quelli dell’America Latina e Caraibica, dal 1999 al 2005 il numero di persone che vivono con meno di 2 dollari al giorno, si è ridotto rispettivamente del 38% e del 15%. Non è invece diminuito il numero di “poverissimi “ – a partire dal Nuovo Millennio – nei paesi del Medio Oriente e del Nord Africa, dell’Asia Meridionale e dell’Africa Sub-Sahariana, rispettivamente incrementato dell’1%, del 5% e del 9%. 

E’ quindi innegabile il fatto che la globalizzazione e questo nuovo paradigma economico hanno portato ad un aumento della povertà nel nostro pianeta, in termini assoluti.