La continua crescita dell’idroelettrico, soprattutto nei paesi non ancora sviluppati

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La produzione mondiale di energia idroelettrica del 2011 è stata pari a 3.497,9 TWh, proveniente per il 31% dai paesi dell’Asia e del Pacifico, per il 23% da Europa ed Eurasia (di cui il 39% dall’Unione Europea), il 22% da America Latina e Caraibica, il 20% da Nord America ed il 3% dall’Africa.

I paesi non-OCSE rappresentano il 60% della produzione mondiale di energia da idroelettrico. La produzione di energia idroelettrica è aumentata del 35% nell’ultimo decennio (+903 TWh) ed i paesi dell’Asia e del Pacifico hanno contribuito per  il 58% dell’incremento, quelli dell’America Latina e Caraibica per il 25%, mentre il Nord America per il 17% dei 903 TWh di maggior produzione.

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L’andamento della produzione di gas naturale dal 1970 per aree geografiche

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In Europa ed Eurasia si estrae il 31,6% della produzione mondiale di gas naturale (di cui il 75% negli ex paesi dell’Unione Sovietica, Russia in testa), in Nord America il 24,8%, in Medio Oriente il 16,1% e nei paesi dell’Asia e del Pacifico il 14,6%.

Stati Uniti e Russia sono i principali produttori al mondo di gas naturale, rispettivamente con 651,3 e 607 miliardi di metri cubi di gas naturale prodotti nel 2011 – ovvero pari a quasi il 40% della produzione mondiale.

Andamento produzione di petrolio dal 1965 ad oggi per area geografica

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Un terzo del petrolio prodotto mondialmente proviene dal Medio Oriente (dove ci sono paesi come Arabia Sausita, Iraq, Iran), un quinto da Europa ed Eurasia (dove si trovano Russia, Kazakistan e Norvegia) ed il 17% dal Nord America, a fronte di un aumento della produzione mondiale dell’ultimo decennio pari all’11,8%.

A partire dal 1965 si può notare il progressivo aumento della produzione di petrolio di praticamente tutte le regioni (Asia e Pacifico, Africa, Medio Oriente, Europa ed Eurasia e anche America Latina e Caraibica), mentre la produzione è rimasta piuttosto costante per il Nord America (USA e Canada).

I paesi dell’Asia e del Pacifico consumano più dei 2/3 del carbone

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I paesi dell’Asia e del Pacifico, oltre ad essere i maggiori produttori al mondo di carbone (col 65% dell’intera produzione mondiale), ne sono anche i maggiori consumatori, con una quota paria al 69% del totale.

Il carbone consumato dal Nord America ammonta al 14% del totale, mentre quello di Europa ed Eurasia al 13% (di cui il 46% dall’Unione Europea). La Cina, nel 2011 ha consumato quasi la metà del carbone consumato globalmente (49,4%), ovvero una quantità pari a 1.839,4 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio. Al secondo posto ci sono gli Stati Uniti, con una quota pari al 13,5% del totale, seguiti da India (7,9% del totale) e Giappone (3,2% dei consumi mondiali).

La carne viene esportata dalle Americhe per andare a colmare il deficit asiatico

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Sud America (con 7,3 milioni di tonnellate e grandi produttori come Brasile e Argentina), Nord America (con 5,6 milioni di tonnellate e grandi produttori come USA e Canada), Europa Occidentale (con 2,6 milioni di tonnellate e grandi produttori come la Francia) ed Oceania (con 2,3 milioni di tonnellate e grandi produttori come Australia e Nuova Zelanda) sono i maggiori esportatori netti di carne al mondo, mentre Asia Orientale (la regione che consuma più carne al mondo, con paesi come Cina e Giappone ha dovuto importare 4,95 milioni di tonnellate di carne, pari al 6% del fabbisogno interno), Europa Orientale (con 3,2 milioni di tonnellate di carne importata, pari al 17% dei consumi interni), ed Asia Occidentale (con 1,8 milioni di tonnellate di carne importata, pari ad 1/4 del fabbisogno interno) sono le regioni in deficit di produzione di carne.

L’Oceania ha un surplus di produzione pari al 74% del proprio consumo, il Sud America pari al 24%, il Nord America pari al 14%, mentre l’Europa Occidentale pari al 16%. I paesi dell’Africa Centrale e dell’America Caraibica sono quelli con il maggior deficit di produzione di carne (intorno al 30% dei consumi interni).

I consumi di energia elettrica crescono più velocemente di quelli energetici, trascinati dall’Asia

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Il consumo mondiale di energia elettrica è aumentato del 41% dal 2001 al 2011 (rispetto al + 30% di incremento del consumo di energia per lo stesso periodo), raggiungendo i 22.018 TWh nel 2011.

Nel 2011, il consumo dei paesi OCSE è stato pari al 49% del totale, nel 2001 del 62%. Il 40% dell’energia elettrica è stata consumato nei paesi appartenenti alla regione dell’Asia e del Pacifico (tra cui India e Cina), il 24% in Europa ed Eurasia (tra cui Europa e paesi ex-URSS), il 22% in Nord America, il 6,5% in America Latina e Caraibica, il 4% in Medio Oriente ed il 3% in Africa .

Caffè, tè e cacao sono le materie agricole più commercializzate: ecco chi esporta e chi importa

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Caffè, tè, cacao, yerba mate e via dicendo, vengono considerati prodotti eccitanti, per le loro particolari qualità di stimolanti. Questi prodotti agricoli sono attualmente la materia prima agricola più commercializzata all’estero (in rapporto ai consumi).

Sud America (con 2,6 milioni di tonnellate), Sud-Est asiatico (con 2,5 milioni di tonnellate) ed Africa Occidentale (con 2 milioni di tonnellate) sono le principali aree geografiche di esportazione di caffè, tè, cacao, etc… Mentre Nord America, Europa Occidentale, Europa Orientale ed Europa Meridionale sono i maggiori importatori di prodotti “eccitanti”, rispettivamente con 2,5, 1,5, 1,2 ed 1,1 milioni di tonnellate

Oltre 1/3 del gas naturale viene consumato dall’Europa e i paesi ex-URSS

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Europa ed Eurasia nel 2011 hanno consumato oltre 1/3 del totale dei consumi mondiali di gas naturale (di cui il 41% dei consumi nell’Unione Europea), il Nord America il 25%, mentre Asia e Pacifico il 18%.

Stati Uniti e Russia sono i principali consumatori al mondo di gas naturale, rispettivamente con 690 e 425 miliardi di m3 di gas consumato nel 2011, seguiti da Iran –con 153 miliardi di m3 di consumo – e Cina, con un consumo pari a 131 miliardi di m3

Il Sud America è la principale regione esportatrice di zucchero

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Il Sud America è il principale esportatore netto di dolcificanti e zucchero, per un importo di quasi 26 milioni di tonnellate (ovvero il 127% dei propri consumi interni).

I paesi dell’Asia Meridionale e dell’Asia Occidentale sono i maggiori importatori netti di dolcificanti e zucchero, con oltre 5 milioni di tonnellate di importazioni al netto delle esportazioni. Seguono i paesi dell’Asia Orientale, con quasi 4 milioni di tonnellate di importazioni nette, quelli del Nord Africa, con 3,2 milioni di tonnellate di importazioni nette, il Nord America con 2,7 milioni di tonnellate di importazioni nette, l’Europa Meridionale con 2,4 milioni di tonnellate e l’Africa Occidentale con 2,3 milioni di tonnellate. I paesi dell’Asia Centrale dipendono dall’estero per l’89% dei consumi interni di dolcificanti e zuccheri, quelli dell’Africa Occientale e dell’Asia Occidentale per il 75%, quelli del Nord Africa per il 52%.

La Cina è il più grande inquinatore anche per quanto riguarda metano e protossido di azoto

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Considerando anche metano e protossido di azoto (i due più importanti gas serra dopo l’anidride carbonica), notiamo che è sempre la Cina il maggior inquinatore al mondo (anche confrontandola con intere regioni). Nel 2005 la Cina ha emesso nell’atmosfera 1.332 milioni di tonnellate equivalenti a CO2 di metano, pari al 19% del totale. Al secondo posto troviamo l’America Latina e Caraibica, con 1.019 milioni di tonnellate equivalenti a CO2 di metano rilasciato nell’atmosfera (ovvero il 14% del totale), seguita da Asia Meridionale e Pacifico e resto dell’Asia, rispettivamente con 846 e 843 milioni di tonnellate equivalenti a CO2 di metano rilasciato nell’atmosfera.

Anche considerando il terzo gas serra più importante – il protossido di azoto –, è ancora la Cina il maggior  inquinatore al mondo (nonostante i dati a disposizione siano comunque piuttosto vecchi): nel 2005 ha contribuito ad emettere nell’atmosfera 467 milioni di tonnellate equivalenti a CO2 (pari al 16% del totale). Seguono America Latina e Caraibica ed Europa (rispettivamente con 442 e 373 milioni di tonnellate equivalenti di CO2.

Le emissioni di metano e protossido di azoto dipendono anche dalle pratiche dell’agricoltura moderna, incentrata sull’utilizzo di fertilizzanti chimici, erbicidi, insetticidi e l’allevvamento intensivo.