Stima sulla crescita delle emissioni di CO2 fino al 2025

Diapositiva33

La previsione sulla crescita delle emissioni di anidride carbonica (CO2) dal 2000 al 2025 per il nostro pianeta sono piuttosto allarmanti. La stima più difensiva parla di un aumento del 40%, quella più pessimistica del 90% (mentre il Protocollo di Kyoto si era imposto come obiettivo la generale riduzione, inizialmente per i paesi sviluppati, per poi estenderla anche ai paesi emergenti).

Per l’India la stima più pessimistica parla di un aumento del 230%, per il Messico del 220%, mentre per la Cina (il più grande inquinatore al mondo) del 170%. La stima più ottimistica dei 15 paesi dell’Unione Europea prevede una crescita nulla delle emissioni del principale inquinante responsabile dei cambiamenti climatici cui stiamo andando incontro.

Annunci

Ecco quali sono, pro-quota, i paesi responsabili del riscaldamento globale a partire dal 1751

Diapositiva18

Gli Stati Uniti sono il paese che ha maggiormente contribuito alle emissioni di CO2 dal 1751 (periodo in cui iniziò la Rivoluzione Industriale) al 2010, avendo rilasciato nell’atmosfera l’impressionante quantità di 355,61 miliardi di tonnellate di anidride carbonica (pari al 27,32% del totale da sempre).

Al secondo posto troviamo i paesi dell’ex Unione Sovietica (Russia in primis), che hanno sprigionato in 259 anni 161,03 miliardi di tonnellate di anidride carbonica, seguititi da Cina e Germania (rispettivamente 132,40 e 84,07 miliardi di tonnellate di CO2).

Tra i primi 20 paesi per emissioni di CO2, quelli che hanno maggiormente contribuito al riscaldamento globale negli ultimi vent’anni sono Cina (il 68% delle emissioni dal 1990 al 2010), India, Messico, Corea del Sud, Iran e Brasile (con addirittura l’88% delle proprie emissioni di anidride carbonica emesse negli ultimi vent’anni). Si tratta delle economie emergenti.

 

 

Dal 1750 al 2010 è esplosa la concentrazione di gas serra (alcuni mai visti prima) nella troposfera

Diapositiva15

Le radiazioni solari (sotto forma di calore) che ogni giorno attraversano l’atmosfera terrestre vanno a scaldare la superficie terrestre, ma poi vengono riflesse via nello spazio. Una parte di questo calore viene però trattenuto e rilasciato nella troposfera (la parte bassa dell’atmosfera) da parte di alcuni gas presenti nell’atmosfera, i gas serra. Questo processo ha permesso al nostro pianeta una temperatura media di 14°C anziché i -19°C e quindi la possibilità della vita così come la vediamo ora.

I principali gas serra sono il vapore acqueo (che incide dal 36% al 70% dell’effetto serra), l’anidride carbonica o CO2 (dal 9% al 26%), il metano o CH4 (dal 4 al 9%) e l’ozono (dal 3 al 7%).

Con la rivoluzione industriale, iniziata nella Gran Bretagna a metà del XVIII secolo, l’uomo ha iniziato a bruciare combustibili fossili (all’inizio carbone, poi petrolio e gas naturale) per produrre energia, necessaria allo sviluppo economico e scientifico occorso negli ultimi due secoli e mezzo. La rivoluzione industriale ha aumentato la quantità di gas serra nell’atmosfera (anidride carbonica, metano, ozono, cluoro fluoro carburi e protossido di azoto) ed aumentato quindi l’effetto serra, causato da una maggior capacità di trattenere le radiazioni solari nella nostra atmosfera.

Come si può vedere dalla tabella, l’anidride carbonica presente nell’atmosfera è passata da 280 parti per milione prima del 1750 a 390,5 parti per milione nel 2010, registrando un incremento del 40%, mentre la concentrazione di metano nell’atmosfera è aumentata del 167%.

Sono aumentati anche il protossido di azoto (+20%), l’ozono della troposfera (+36%) e sono comparsi nuovi gas serra, prima assenti, come i cluoro fluoro carburi.

Non tutti i gas serra hanno però lo stesso effetto nell’atmosfera, infatti, alcuni di loro amplificano enormemente la loro capacità di trattenere radiazioni solari ed hanno un “global warming potential” molto maggiore rispetto alla CO2. Così, una molecola di metano emessa nell’atmosfera equivale a 25 di CO2, una di protossido di azoto a quasi 300 di CO2 ed una molecola di CFC-12 (CCl2F2), un tipo di cluoro fluoro carburo, a 10.900 molecole di CO2.

La temperatura media dell’atmosfera del nostro pianeta sta aumentando a causa dell’attività antropica

Diapositiva14

 

A partire dalla fine del XIX secolo la temperatura media dell’atmosfera terrestre e degli oceani è iniziata ad aumentare. Dall’inizio del XX secolo ad ora, la temperatura media del nostro pianeta è già aumentata di 0,8°C, con la maggior parte dell’aumento (0,6°C) che è avvenuto dal 1980 ad oggi, secondo l’America’s Climate Choices. Considerando gli scostamenti dalla temperatura media registrata fra il 1951 ed il 1980, dal Grafico si nota bene come dal 1980 in poi, secondo la NASA, ci siano stati solamente scostamenti sopra la media, è infatti immediato notare il trend crescente.

Se il processo di riscaldamento del nostro pianeta (attualmente in atto e in una fase di accelerazione) è un dato di fatto, ci si interroga sulle cause di tale processo, che porterà a cambiamenti irreversibili del clima, delle precipitazioni piovose, delle correnti d’aria, dei fenomeni estremi (siccità, inondazioni, eccetera). La comunità scientifica è d’accordo praticamente all’unanimità nel far ricadere le cause di tutto questo ad attività antropiche (le probabilità sarebbero il 95%), in particolare a tutte quelle attività che aumentano la concentrazione di gas serra nell’atmosfera, derivanti dalla pratica della deforestazione (per fare spazio a campi da coltivare), dall’utilizzo di combustibili di origine fossile (ad esempio per produrre energia elettrica, per riscaldarsi o come fonte di energia per i trasporti) e dall’industria del cemento. 

 

L’umanità sta dilapidando il proprio capitale naturale

Diapositiva8

Nel 2008 l’umanità ha consumato 18,2 miliardi di “ettari globali” di superficie, mentre quelli resi disponibili da parte del nostro pianeta erano solamente 12 miliardi. Questo significa che se nel 2008 l’umanità ha avuto a disposizione, in media, 1,8 “ettari globali” di spazio bioproduttivo per persona, ne ha consumati 2,7.La terra avrebbe impiegato più di un anno e mezzo per rigenerare quanto consumato dalla voracità del genere umano, per cui, nel 2008 abbiamo semplicemente liquidato una parte delle risorse e del patrimonio naturale del nostro pianeta.

E’ dal 1970 che abbiamo oltrepassato la soglia oltre la quale si ha la pura liquidazione delle risorse del nostro pianeta – ovvero del capitale naturale – , a causa della crescente pressione di un modello economico, sociale e demografico che non è più sostenibile per il pianeta in cui viviamo.

Liquidazione netta di capitale naturale significa perdita della biodiversità, riscaldamento globale (con tutte le conseguenze negative del caso), rapido esaurimento delle risorse non rinnovabili (ad esempio degli idrocarburi alla base della nostra economia), inquinamento delle falde acquifere, acidificazione dei mari, erosione del suolo, desertificazione, eccetera. Un bel colpo alla capacità di sopravvivere delle generazioni future.