Negli ultimi 50 anni, ogni abitante del pianeta ha visto diminuire del 78% la superificie bioproduttiva a disposizione

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L’impronta ecologica pro-capite (un indicatore, che permette di calcolare l’utilizzo di risorse da parte degli uomini rispetto alla capacità del nostro pianeta di rigenerarle) si è mantenuta più o meno stabile negli ultimi cinquant’anni (intorno ai 2,7 ettari globali per persona), mentre è diminuita la capacità biologica disponibile per ogni abitante del nostro pianeta: nel 1961 era di 3,2 ettari globali, nel 2008 era 1,8 ettari globali, questo significa che abbiamo assistito a una diminuzione pari al 78% della superficie bioproduttiva in soli quarantasette anni.

Nel mondo, non tutti i paesi hanno la stessa impronta ecologica e questo dipende dai diversi consumi di risorse naturali della propria popolazione (i paesi ricchi ad esempio consumano più energia e quindi necessitano di una maggiore superficie forestale per assorbire l’anidride carbonica immessa nell’atmosfera) e dalla fortuna o meno di disporre di un buon capitale naturale (in termini di foreste, terreni da coltivare, riserve ittiche, eccetera).

Cina, Stati Uniti, India e Giappone sono i paesi che hanno accumulato i maggiori deficit di capacità biologica pro-capite – cioé hanno fatto ricadere il proprio impatto ambientale sugli altri paesi.

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Si impenna la spesa militare mondiale dell’ultimo decennio

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Con lo sfaldamento del blocco sovietico e la fine della Guerra Fredda abbiamo assistito ad un iniziale diminuzione della spesa militare mondiale -diminuita di oltre 1/3 nel decennio che va dal  1988 al 1998.

Ma a partire dal 1998, c’è stato un cambio di mentalità e così abbiamo assistito ad un forte incremento della spesa militare mondiale, che ha registrato un rialzo del 63% (superando quindi – a valori costanti, che cioé non tengono in considerazione l’inflazione– i livelli della guerra fredda), pari ad un aumento annuo di 630 miliardi di dollari. 

L’aumento della spesa militare mondiale è un sintomo dell’acuirsi delle frizioni internazionali per l’accaparramento delle sempre più rare e strategiche risorse naturali.