Più della metà dell’energia consumata mondialmente serve a mantenere il settore industriale

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Oltre la metà del totale dell’energia che viene consumata annualmente nel nostro pianeta è destinata al settore industriale – inteso in questo caso come industria manifatturiera, agricola, mineraria e delle costruzioni –, che per produrre energia ricorre per il 28,9% ai combustibili liquidi (in prevalenza petrolio e derivati, ma anche biocarburanti e liquidi derivanti dagli idrocarburi – non però gas naturale liquefatto od idrogeno), per il 26%, per il 23% al gas naturale, per il 14,6% all’energia elettrica ed infine per il 7,4% all’energia proveniente da fonti rinnovabili.

Il settore dei trasporti (inteso come trasporto di persone e merci su strada, ferrovia, aria, acqua e gasdotti/oleodotti), assorbe circa il 26% dell’energia consumata mondialmente, proveniente per il 95,2% dai combustibili liquidi e per il 3,7% dal gas naturale.

Il settore residenziale (inteso come consumo di energia da parte di famiglie ed individui) assorbe circa il 14% dell’energia consumata mondialmente, derivante per il 40,2% dal gas naturale (utilizzato per il riscaldamento, per lavarsi e cucinare), per il 31,3% dall’elettricità, il 19% dai combustibili liquidi e per l’8,5% dal carbone.

Il settore commerciale (cioè tutte quelle istituzioni private e pubbliche che forniscono servizi a famiglie, imprese e settore pubblico) pesa per l’8% del totale dell’energia consumata globalmente. Il 50% dell’energia consumata dal settore commerciale proviene dall’energia elettrica, il 29,5% dal gas naturale.

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Il boom del valore aggiunto dell’industria dei quattro BRIC mette in pericolo il primato degli USA

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Gli ultimi quarant’anni hanno praticamente sempre visto crescere il valore aggiunto del settore secondario, almeno in una prospettiva di lungo termine, ma quello che balza subito all’occhio da una rapida occhiata del grafico è la crescita esponenziale del valore aggiunto dell’industria nei quattro BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) a partire dai primi anni Duemila – ovvero quando la Cina è entrata a far parte dell’OMC e siamo quindi entrati nella fase più avanzata della globalizzazione economica.

Gli Stati Uniti rimangono comunque il primo paese al mondo per quanto riguarda il valore aggiunto prodotto dall’industria. Infatti, da soli gli USA valgono più dell’intera produzione delle prime quattro economie europee – cioè Germania, Francia, Regno Unito ed Italia – o delle quattro economie emergenti più importanti, Cina compresa no del Giappone).