A contadini e allevatori spetta sempre meno: cresce la quota di valore che viene assorbita da industria e commercio

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La quota di valore destinato ai produttori agricoli degli Stati Uniti (tra i principali produttori di cereali e carne al mondo) è costantemente diminuita negli ultimi 40 anni. Nel 1970, il 50% di quanto il consumatore pagava al dettaglio per un chilogrammo di carne di suino era destinato all’allevatore di suini, mentre nel 2010 questo valore è diventato il 33% ed il restante 66% viene destinato a tutti quei processi che portano la carne di suino sugli scaffali dei supermercati (trasporto, macellazione e taglio, stockaggio, eccetera) e ai costi di marketing. Lo stesso è accaduto per la carne di bovino.

Per i cereali, il fenomeno è ancora più marcato. Nel 1970, il 16% di quanto pagato dai consumatori finali americani per comprare negli scaffali dei supermercati prodotti a base di grano, riso, orzo, era destinato ai coltivatori di cereali, mentre nel 2010, la quota destinata ai coltivatori di cereali è del 7% (-56%).

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S’impenna la produzione mondiale di carne, in particolare di pollame

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Dal 1961 al 2010, secondo la FAO, la produzione di pollame (polli, tacchini, oche, eccetera) è aumentata di otto volte e mezzo, registrando quindi un vero e proprio aumento esponenziale, passando dalle 8,95 milioni di tonnellate del 1961 alle quasi 100 milioni di tonnellate del 2010. Sempre per lo stesso periodo, la produzione mondiale di bovini è aumentata di due volte e mezzo (con un aumento di circa il 30% della resa in carne per capo bovino), mentre quella di ovini e caprini è più che raddoppiata.

Il vertiginoso aumento della produzione di carne è dovuto all’aumento della popolazione e al cambiamento dello stile di vita di gran parte della popolazione e in particolare dell’Asia, dove l’aumento del reddito pro-capite ha portato alla sostituzione dei legumi con la carne nella dieta. L’aumento mondiale della carne ha provocato un vero e proprio boom nel prezzo di cereali e soia, con la conseguenza che è sempre più necessario disboscare nuove foreste (come l’Amazzonia) per far spazio ai campi di mais o soia.

L’incremento dei consumi di carne proviene dall’Asia Orientale (Cina in testa)

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I paesi dell’Asia Orientale (Cina in testa) sono quelli che hanno maggiormente contribuito all’aumento del consumo annuo di carne  del nostro pianeta tra il 2000 ed il 2009, pari a  51 milioni di tonnellate, di cui 17 milioni di tonnellate (ovvero 1/3 dell’incremento mondiale) proveniente da questa regione.

L’Asia Orientale rappresenta il 31,4% del consumo mondiale di carne, Europa, Nord America ed Oceania il 29% e l’America Latina e Caraibica il 14,2%. L’Asia Meridionale ed il Sud-Est asiatico è però la regione che ha maggiormente aumentato il consumo annuo di carne nei primi nove anni del 2009 (+53%), seguita da Africa Sub-Sahariana (+43%) e paesi del Medio Oriente e del Nord Africa (+38%), anche se Africa e Medio Oriente, insieme rappresentano solamente l’8,3% dei consumi mondiali di carne del 2009. Le tre regioni più ricche (da sole consumano il 35% della carne bovina) sono quelle che hanno registrato il più modesto incremento del consumo annuo di carne, passato dai 77,9 milioni di tonnellate del 2000 agli 81,5 milioni di tonnellate del 2009.

Con una quota pari al 38% del totale (pari a 282 milioni di tonnellate), la carne di suino è quella più utilizzata al mondo, seguita da quella di pollame (pari al 33% del totale) e da quella di bovino (pari al 23% del totale).