La Cina è il paese che esporta più tecnologia, davanti alla Germania e gli USA

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I numeri della Cina emergono anche dall’export di tecnologia (ovvero prodotti con alta intensità di ricerca e sviluppo: quali quelli dell’industria aerospaziale, dei computers, della farmaceutica, o strumenti scientifici e macchine elettriche. I dati di America Latina e Caraibica si riferiscono al 2008, mentre quelli di Africa e Medio Oriente al 2007. Per tigri asiatiche si considerano oltre alle classiche 4 anche le “tigri minori”, ovvero Thailandia, Filippine, Indonesia e Malaysia): 348 miliardi di dollari nel 2009, portando la Cina ad essere il primo paese per questo indicatore (davanti alla Germania con 143 miliardi di dollari di export di tecnologia e gli USA con 141 miliardi di dollari).

A livello di macro-aree, è invece l’Europa (intesa come Unione Europea, Norvegia e Svizzera) quella che ha esportato più tecnologia nel 2009 (558 miliardi). Dopo la Cina, al terzo posto troviamo i paesi del Sud-Est asiatico delle “tigri” (Corea del Sud, Taiwan, Hong Kong e Singapore) insieme a quelli delle così dette “tigri minori”, che insieme hanno contribuito ad un export di tecnologia pari ad un valore di 310 miliardi di dollari.

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Negli ultimi 40 anni abbiamo assistito al rallentamento della crescita del PIL e della popolazione mondiale

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Dal 1970 al 2010, il tasso di crescita del PIL mondiale si è (quasi) sempre mantenuto al di sopra del tasso di crescita della popolazione, indicando quindi un aumento della produzione aggregata (e quindi della ricchezza) maggiore rispetto a quello della popolazione. Si può però anche notare un trend discendente per entrambe le variabili considerate; la crescita media della popolazione è passata dal 2% del 1970 all’1% circa del 2010 (dimezzata in quarant’anni), così come di può scorgere un trend decrescente del PIL, che dal 1970 ha iniziato a rallentare la propria crescita a livello globale.

Il rallentamento dei tassi di crescita del pil mondiale è un processo iniziato dagli anni Settanta e dovuto ad una serie di cause, fra cui l’andamento decrescente dei benefici dovuti all’aumento della produttività apportato dalle tecnologie della II Rivoluzione Industriale (energia elettrica, automobile, telefono) e gli alti costi delle materie prime (in particolare del petrolio, con i due shock petroliferi degli anni Settanta).