Aumento della popolazione e miglioramento dello stile di vita: ma stiamo liquidando il capitale naturale

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Dal 1961 al 2008 abbiamo assistito ad un aumento dell’impronta ecologica pro-capite media di ogni essere umano del pianeta del 12,5%, ma quello che è successo è che nel frattempo la polazione è passata dai 3,1 miliardi del 1961 ai 6,7 miliardi del 2008.

Nel quasi cinquant’anni considerati, la capacità biologica pro-capite del pianeta (ovvero la quantità di ettari a disposizione per i terreni agricoli, i pascoli, le foreste e i mari necessari a sostenere ogni singola persona) è passata dai 3,2 ettari agli 1,8 (ovvero -44%), a fronte della necessità di un’impronta ecologica pari a 2,7 ettari per persona. Questo significa che è dagli anni Settanta che stiamo liquidando il capitale naturale per sostenere il nostro stile di vita.

C’è però da considerare che l’impronta ecologica è comunque un indicatore che non tiene conto di tutte le risorse naturali necessarie a mantenere l’attuale stile di vita dell’uomo (non sono contemplate le risorse minerarie o le risorse idriche) e delle varie forme di inquinamento, come gli inquinanti organici persistenti o le varie forme di rifiuti (dalle isole di plastica che si sono formate negli oceani ai rifiuti radioattivi o la contaminazione della biosfera da parte degli OGM).

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La Cina ha un enorme deficit di terreni agricoli e da dedicare all’allevamento

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Gli Stati Uniti sono il paese al mondo con le più grandi riserve al mondo di terreno agricolo, con 134 milioni di ettari di surplus, mentre la Cina è il paese con il maggior deficit di terra da coltivare: nel 2008 ha avuto bisogno di ben 201 milioni di ettari al di fuori dei propri confini. Tra i paesi con il maggiore surplus di terreni agricoli seguono l’Argentina, il Brasile e il Canada, mentre tra i paesi con il maggior deficit seguono Giappone, Messico e Corea del Sud.

L’Australia ha il maggior surplus nell’allevamento (109 milioni di ettari), mentre Regno Unito e Cina (con 22 e 21 milioni di ettari) il deficit maggiore.

La Cina e gli USA sono i paesi che hanno maggiormente bisogno dello spazio bioproduttivo al di fuori dei propri confini

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Nel mondo, non tutti i paesi hanno la stessa impronta ecologica e questo dipende dai diversi consumi di risorse naturali della propria popolazione (i paesi ricchi ad esempio consumano più energia e quindi necessitano di una maggiore superficie forestale per assorbire l’anidride carbonica immessa nell’atmosfera) e dal numero di abitanti. L’impronta ecologica totale, insieme alla fortuna o meno di disporre di un buon capitale naturale (in termini di foreste, terreni da coltivare, mari pescosi, eccetera) andrà a decretare un deficit o surplus netto di spazio bioproduttivo di un paese.

Il Brasile è il più grande creditore al mondo di capacità biologica, con una riserva di 1.282 milioni di “ettari globali” di spazio bioproduttivo non utilizzato dai propri abitanti. Seguono la Russia, con 318 milioni di “ettari globali”, poi Canada, Argentina ed Australia, rispettivamente con una riserva di spazio produttivo di 283, 175 e 170 milioni di “ettari globali”.

La Cina è invece il più grande debitore al mondo di superficie bioproduttiva: nel 2008 ha avuto bisogno di 1.714 milioni di “ettari globali” di superficie al di fuori dei propri confini per mantenere la propria economia in crescita e la più grande popolazione del pianeta. Seguono gli Stati Uniti, che, pur disponendo della terza superficie al mondo più estesa (dopo Russia e Canada) e di una popolazione di poco più di 300 milioni di abitanti, si trovano ad aver un deficit interno di 1.015 milioni di “ettari globali”di  capacità biologica. Al terzo posto troviamo l’India (con un deficit di 461 milioni di “ettari globali”), seguita da Giappone (-453 milioni di “ettari globali”) e Germania (-216 milioni di “ettari globali”). 

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