Ecco la lista di minerali e metalli per cui ci saranno i maggiori rischi di fornitura

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Secondo l’indice Risk List 2011, elaborato dal British Geological Survey, antimonio, metalli del gruppo del platino e mercurio sono i composti chimici più a rischio di fornitura nei prossimi anni, seguiti da tungsteno, terre rare, niobio e stronzio.

Dei sette metalli considerati, soltanto i metalli del gruppo del platino ed il niobio non vedono la Cina come primo produttore. Titanio, alluminio, cromo, ferro e zolfo, sono invece i metalli per cui sussiste il minor rischio di fornitura per i prossimi anni.

La Cina domina la produzione dei minerali e dei metalli del nostro pianeta. Oltre ad essere il principale produttore in termini assoluti, è il primo produttore di 28 dei 52 elementi o gruppi di elementi chimici essenziali per l’economia del pianeta.

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Son ben 27 le materie prime minerarie per cui la Cina è il principale produttore mondiale

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La Cina gioca un ruolo cruciale nella produzione mondiale della maggior parte dei metalli che vengono utilizzati dal nostro sistema economico. Dei 27 minerali e metalli per cui la Cina è il primo produttore al mondo, in ben nove casi ne produce oltre la metà della produzione mondiale (è il caso di tungsteno, antimonio, bismuto, gallio, germanio, terre rare, fluorite, grafite e magnesite).

La Cina è inoltre il secondo produttore al mondo di bauxite (con il 16% del totale), asbesto (18%), bentonite (25%), diatomite (28%), zolfo (16%), il terzo produttore al mondo di argento (con il 13% del totale), di “feldspar “(12%), caolinio (12%), zirconio (12%), il quarto produttore al mondo di titanio (10% della produzione del 2009) e rame (7%) ed infine il quinto produttore al mondo di litio (7% del totale) e “potash” (10% del totale).

Negli ultimi dieci anni è esploso il prezzo del tungsteno, uno dei metalli più strategici per il futuro

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La Cina è il paese con le maggiori riserve al mondo di tungsteno (pari al 64% del totale) ed è – anche in questo caso –  il principale produttore al mondo di tungsteno, con una produzione pari all’81% del totale nel 2009. Seguono Canada e Russia (entrambi con il 4% della produzione mondiale).

Anche in questo caso, la domanda cinese di tungsteno (il dragone cinese ne consuma un terzo dell’intera produzione mondiale) ha fatto balzare il prezzo di uno dei metalli più strategici per il futuro (la Commissione Europea lo considera “critico” per l’economia europea, mentre Cina, Russia, Giappone e USA hanno adottato una politica di immagazzinamento a fini precauzionali del prezioso metallo).

In soli cinque anni – dal 2003 al 2008 –, il prezzo del tungsteno (in US$ costanti) è aumentato del 245%, contro un incremento della produzione pari al 32%. Il tungsteno è fra i metalli più riciclati (se ne può recuperare il 98%), a causa del suo elevato valore e delle sue caratteristiche intrinseche.

La Cina detiene i 2/3 delle riserve mondiali di tungsteno, uno dei minerali più strategici per il futuro

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Il tungsteno (o volframio) è un materiale dotato di un’eccezionale densità (simile a quella dell’oro), per questo è caratterizzato da una notevole durezza; è inoltre l’elemento chimico con il più alto punto di fusione (3.422°) dopo il carbonio.  Se aggiunto all’acciaio, ne aumenta notevolmente la durezza e questo lo rende adatto a formare leghe e superleghe (di solito vengono utilizzati nickel, cobalto ed una lega fra nickel e ferro) che vengono utilizzate nell’industria delle costruzioni (ad esempio nella costruzione di grattacieli), nell’industria bellica ed in altre applicazioni industriali (ad esempio per l’estrazione dei minerali, nel taglio dell’acciaio, nei filamenti all’interno delle lampadine elettriche, eccetera).

La Cina è il paese con le maggiori riserve al mondo di tungsteno (pari al 64% del totale) ed è – anche in questo caso –  il principale produttore al mondo di tungsteno, con unaproduzione pari all’81% del totale nel 2009. Seguono Canada e Russia (entrambi con il 4% della produzione mondiale). Anche in questo caso, la domanda cinese di tungsteno (il dragone cinese ne consuma un terzo dell’intera produzione mondiale) ha fatto balzare il prezzo di uno dei metalli più strategici per il futuro.